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1600 Mq di esposizione in Verano Brianza, sulla SS. 36.
Specchiature che moltiplicano l'immagine, forte impatto formale, grande visibilità diurna e notturna. Un primo concept identifica nel rivestimento esterno fortemente tecnologico un dato prevalente del progetto. Si tratta di una pelle filtrante applicata alle facciate esistenti, atta a ridefinire superfici e volumi esteriori dell'involucro attuale.
La griglia strutturale dell'edificio si riconosce sotto le pelli applicate. Alcune quinte, come lame cadute e conficcate nell'intorno, assumono ruoli funzionali alla gestione della luce e delle immagini: il riflesso del sole sull'interno della "vela left", nel corso del pomeriggio, crea il suo doppio e inonda la testata con luce da Nord; i fari delle auto notturne provenienti dalle Alpi si rivelano smorzate nell'opacità della "vela left" che viene loro incontro. La luce del mattino entra filtrata nella facciata "front" e permette la vista in trasparenza da chi transita, ma impedisce l'abbagliamento in chi osserva dall'interno.
Il fronte Sud è impegnato da una quinta vuota, un rettangolo immateriale in luce diurna e che si anima artificialmente dalla sera all'alba con proiettori mirati lungo i montanti verticali.
L'involucro ascensore è simile ad un loft concettuale traslante in verticale. All'ultimo piano un cunicolo sospeso porta ad una vetrata trasparente in formato 16:9. Lo spettatore si fa attore, ritagliato e sospeso, visibile sin dal ponte dello svincolo perpendicolare all'asse viario.
progetto: arch. E. Lariani, con arch. M.C. Civelli e arch. P. Macchi
collaboratori: F. Civelli, dott. G. Nigro, arch. V. Severi
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