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Attiguitā a murature lontane, dense, simboliche.
Oratorio: ricreazione, cultura, spiritualitā.
Scatola immateriale, spazio di luce, white cube. Agire per contrapposizioni materiche. Come reggere il confronto con la muratura a fronte se non cercando la contemporaneitā? Il pensiero corre a Dan Flavin, Alvar Aalto, John Pawson.
Il caseggiato su cui intervenire, progettato nel 1911, ha subito pesanti rimaneggiamenti interni che hanno generato uno spazio incoerente alla struttura: soffitti bassi, incombenti, anonimi; pilastri. Unica caratteristica valorizzante le grandi finestrature riquadrate.
White cube: uno spazio bianco inondato di luce artificiale dai tubi fluorescenti continui sui plafoni, sorta di cornici zenitali che ci inquadrano dall'alto; mobili segni dell'abitare puri ed essenziali, dichiaratamente funzionali e privi di ridondanze. Bancone in legno scuro, squadrato, monolitico. Sedute e tavoli in ferro e gomma, neri; pavimento in legno sbiancato; vetrate trasparenti sul campo verde. Un'apertura lontana dall'ingresso principale accoglie lo spazio lettura, formato da piccoli divani e poltroncine. Possibile una bacheca "a filtro", in posizione centrale. Le iniziali OBVA, stilizzate, sono realizzate con tubi al neon in colori primari. Le due porte di servizio sono incassate in una muratura/pannello fonoassorbente. Pochi elementi a creare uno spazio rarefatto ma vivo e pulsante quando animato dall'attiva presenza. Un'opera degna del luogo e della volontā.
Questo lavoro č dedicato a Giacomo Lercaro, scomparso il 18.10.1976.
arch. M.C. Civelli, con arch. M.C. Civelli e arch. E. Lariani
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